Tra le mura dell'Antico Convento Santa Chiara, oggi un hotel di charme nel cuore di Sarteano, si conservano oltre cinque secoli di storia: un testamento conteso, decenni di liti giudiziarie, un monastero di clausura durato dal 1584 al 1866, una soppressione napoleonica, un trasferimento forzato vissuto tra le lacrime e, infine, la rinascita come scuola e poi come albergo.

Questa è la storia, ricostruita sui documenti dell'Archivio Vescovile di Chiusi, dell'Archivio di Stato di Siena e dell'Archivio storico del Comune di Sarteano.

Vista aerea dell'Antico Convento Santa Chiara a Sarteano

Un'eredità contesa per quarant'anni

La volontà di fondare un monastero femminile dedicato a Santa Chiara nasce da un testamento privato. Il 27 ottobre 1521, nel convento di San Francesco di Sarteano, il facoltoso Benedetto di Bartolomeo Bosti dispone le proprie sostanze davanti agli stessi frati, chiamati come testimoni. Avendo già perso un figlio e sentendo vicina la propria fine, lascia tutto alla moglie Domenica, a una condizione precisa: non risposarsi, e impiegare l'eredità per costruire un convento in sua memoria.

Domenica non rispetta il patto. Si risposa con Domenico di Carlo Fanelli e, per non perdere il patrimonio, fa credere — con documenti falsificati — che l'eredità del marito fosse composta solo da debiti. Un breve della Santa Sede del 15 marzo 1524 le concede inizialmente ragione, trasformando il previsto convento in un semplice beneficio ecclesiastico. Ma i frati di San Francesco, che conoscevano bene Bosti, portano la questione davanti alla Penitenzieria apostolica: l'eredità, si scopre, non è affatto gravata da debiti, ma vale oltre 3.000 fiorini.

La vicenda si complica ulteriormente con la guerra di Siena — la città cade il 17 aprile 1555, Sarteano viene posta sotto assedio e capitola il 19 gennaio 1556, subendo gravi devastazioni — e prosegue con un secondo contenzioso, questa volta contro Virginia, sorella di Domenica. Solo il 13 settembre 1561, quarant'anni dopo il testamento, il tribunale ecclesiastico di Siena chiude la causa, ordinando la restituzione di tutti i beni.

Dalla decisione alla costruzione: 1562-1584

Risolta la contesa, la costruzione del convento viene decisa l'anno successivo, ma nel 1566 i lavori non sono ancora iniziati: mancano i fondi. Il 20 ottobre 1566 il consiglio generale della comunità sarteanese decide di integrare le risorse con le rendite delle terre di Fontevetriana. Alla guida del progetto viene posto come tesoriere e camerlengo Guasparre di Costantino Tencaccioli, figura di spicco della Sarteano del tempo, che negli anni successivi seguirà anche il restauro della chiesa della Madonna del Belriguardo (1571) e la costruzione del nuovo monastero dei Cappuccini (1595).

Il monastero viene finalmente aperto nel 1584, sessantatré anni dopo il testamento di Bosti. Le prime due religiose, suor Cherubina Zucchini e la badessa suor Beatrice Mannucci, arrivano entrambe da Volterra. Nel 1602, con un motuproprio di papa Clemente VIII, la giurisdizione sul convento passa dai frati minori di San Francesco al vescovo di Chiusi.

I momenti chiave della fondazione

  • 1521 — testamento di Benedetto Bosti, primo atto fondativo
  • 1561 — fine della disputa giudiziaria sull'eredità
  • 1566 — il Comune delibera di finanziare i lavori con le rendite di Fontevetriana
  • 1584 — apertura del monastero con due sole suore, da Volterra
  • 1602 — la giurisdizione passa al vescovo di Chiusi

Tre secoli di clausura e di crescita

La comunità monastica cresce rapidamente: già nel 1625 le suore sono stabilmente venticinque. Per entrare in convento, le giovani sarteanesi (le "citole") devono ottenere il benestare del consiglio comunale, un legame che testimonia quanto il monastero fosse intrecciato alla vita civile del paese. Il periodo di massimo sviluppo arriva nel Settecento: nel 1706 il convento si amplia con l'acquisto di nove case vicine, e nel 1731 un ulteriore intervento di restauro e ampliamento segna quello che gli storici considerano l'apice della sua storia.

La prima grande soppressione degli ordini contemplativi, voluta nel 1782 dal granduca Pietro Leopoldo, non colpisce direttamente Santa Chiara: si registra solo un temporaneo calo del numero delle monache. La vera cesura arriverà pochi decenni dopo, con Napoleone.

Facciata storica dell'Antico Convento Santa Chiara a Sarteano

La soppressione napoleonica e il trasferimento forzato

Il 29 aprile 1808 un decreto firmato da Edoardo Dauchy, amministratore della Toscana per conto di Napoleone, dispone la soppressione dei conventi e l'incameramento dei loro beni. Le suore sono allontanate: alcune tornano alle proprie famiglie, altre vengono accolte da famiglie sarteanesi. I poderi del convento vengono affittati a quattro proprietari locali, con l'accordo che parte dei proventi agricoli sia comunque versato alle religiose come pensione.

Con la caduta di Napoleone, ripetute supplici dei sarteanesi ottengono dal granduca Ferdinando III, il 30 giugno 1815, l'autorizzazione a riaprire il monastero — anche se i beni vengono restituiti solo in parte. Negli anni successivi si apre un'altra disputa, meno drammatica ma altrettanto rivelatrice: l'amministrazione delle Opere Pie chiede alle clarisse, ordine di clausura, di impartire istruzione gratuita alle ragazze del paese. La questione resta in bilico per decenni, fino al compromesso del 1851: le suore versano al Comune 672 lire l'anno per stipendiare una maestra laica, evitando così l'obbligo di insegnare in prima persona.

1866: la fine della vita monastica

La legge del 7 luglio 1866 sopprime le corporazioni religiose in tutto il Regno d'Italia. Il 30 ottobre 1866 il Comune di Sarteano, guidato dal sindaco Ottavio Lunghini, prende possesso del monastero: vi si trovano ancora diciotto suore. Messe davanti alla scelta tra il ritiro a vita privata o il trasferimento al convento di San Girolamo a San Gimignano, le religiose rifiutano entrambe le opzioni, profondamente legate com'erano al luogo e alla comunità sarteanese.

Si trova allora una terza via: monsignor Liverani, studioso di storia di Chiusi, acquista la foresteria di fronte al monastero e la concede gratuitamente alle suore, che vi vengono trasferite. Per permettere loro di mantenere la clausura anche durante quell'ultimo, breve tragitto, i sarteanesi costruiscono un passaggio coperto di canne tra il convento e la foresteria, affinché le religiose non potessero essere viste. Le lacrime di quel giorno restarono a lungo nella memoria popolare, raccolte oralmente dallo storico don Giacomo Bersotti dalla voce degli anziani del paese.

Il numero delle suore si riduce progressivamente: erano otto nel 1885. L'ultima, suor Brigida Badii, muore il 2 dicembre 1930 nell'ospizio della Venerabile Arciconfraternita di Misericordia, chiudendo simbolicamente quasi tre secoli e mezzo di vita monastica a Sarteano.

"Quanto erano cambiati i tempi: da quando la comunità sarteanese spendeva del proprio per erigere il monastero, ora si preoccupava di entrarne in possesso."
— don Giacomo Bersotti, storico del francescanesimo sarteanese

Da scuola comunale ad hotel di charme

Libero dalla presenza delle suore, l'edificio — tre piani, ottantacinque vani, due loggiati, orto, cimitero, chiesa e sagrestia — viene richiesto dal Comune al Fondo per il Culto per diventare scuola elementare e scuola di musica; la concessione arriva il 24 luglio 1882. La chiesa, dedicata a Santa Chiara, si trasforma in sala di musica e ospita ancora oggi la banda comunale di Sarteano. Durante il fascismo l'edificio viene utilizzato anche per esercitazioni militari.

Dopo la costruzione del nuovo edificio scolastico comunale, il convento conosce un periodo di abbandono, finché viene acquistato da privati che lo restaurano e lo trasformano nell'attuale hotel e ristorante, sottraendo l'edificio al degrado e restituendo nuova vita a uno dei luoghi più antichi di Sarteano.

Interno dell'hotel Antico Convento Santa Chiara a Sarteano

Informazioni sulle fonti

  • Archivio Vescovile di Chiusi
  • Archivio di Stato di Siena (Fondo Bandini)
  • Archivio storico del Comune di Sarteano
  • Studi inediti di don Giacomo Bersotti (anni Sessanta) e di Aldo Sita (anni Novanta)
  • Ringraziamo calorosamente Luca Aggravi per la sua ricerca e il suo aiuto prezioso nel ricostruire la storia del convento Santa Chiara

Domande frequenti

In che anno è stato fondato il Convento Santa Chiara di Sarteano?

Il monastero fu aperto nel 1584, sessantatré anni dopo il testamento del 1521 di Benedetto Bosti che ne aveva previsto la fondazione. All'inizio vi erano solo due suore, suor Cherubina Zucchini e la badessa suor Beatrice Mannucci, entrambe originarie di Volterra.

Perché tra il testamento del 1521 e l'apertura nel 1584 passarono oltre sessant'anni?

La vedova del fondatore tentò di trattenere l'eredità falsificando documenti per farla apparire gravata da debiti. La disputa, arrivata fino alla Penitenzieria apostolica e al tribunale ecclesiastico di Siena, si risolse solo nel 1561. Si aggiunsero anni di guerra (l'assedio di Siena e Sarteano, 1555-1556) e la lentezza nel reperire i fondi, decisi solo nel 1566.

Quando e perché le suore Clarisse lasciarono il convento?

Con la legge di soppressione del 1866, il Comune di Sarteano prese possesso del monastero il 30 ottobre di quell'anno. Le diciotto suore allora presenti rifiutarono sia il ritiro a vita privata sia il trasferimento a San Gimignano, e furono trasferite nella foresteria di fronte al convento. L'ultima clarissa, suor Brigida Badii, morì nel 1930.

Come è diventato un hotel l'Antico Convento Santa Chiara?

Dopo l'uscita delle suore, l'edificio divenne scuola elementare e scuola di musica dal 1882. Dopo la costruzione di un nuovo edificio scolastico comunale, seguì un periodo di abbandono, finché privati lo acquistarono e lo restaurarono trasformandolo nell'attuale hotel e ristorante.

Quanti conventi c'erano a Sarteano?

Quattro: San Francesco, i Cappuccini, l'eremo del Sasso (o Sasso dei Monaci) e il monastero femminile di Santa Chiara. San Francesco d'Assisi visitò Sarteano almeno cinque volte tra il 1212 e il 1215, ed episodi della sua biografia sono ambientati proprio nell'eremo del paese.

Dormite nella storia

Antico Convento Santa Chiara

Tra le stesse mura che hanno custodito secoli di silenzio, oggi l'Antico Convento Santa Chiara accoglie chi cerca autenticità e quiete nel cuore della Toscana.

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